• Ponti sommersi, di Tamara Marcelli
  • Sulle ali della fantasia di Ornella Nalon
  • Il sogno di Giulia, Claudia Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto
  • Storie di una assistente turistica 2
  • Il tempo di un caffè, di Silvia Pattarini - Gli scrittori della porta accanto
  • Mwende, Stefania Bergo (Memoir) - Gli scrittori della porta accanto
  • Il sogno dell'isola, Tamara Marcelli - Gli scrittori della porta accanto
  • Ponsacco-Los Angeles Sulle tracce di Bruce Springsteen, Valentina Gerini (Mainstream) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Racconti, Gratis, Natale, Gli scrittori della porta accanto
  • Volevo un marito nero, Valentina Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Con la mia valigia gialla, Stefania Bergo (Memoir) - Gli scrittori della porta accanto
  • La notte delle stelle cadenti, Valentina Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Perchè ne sono innamorata, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Chiaroscuro, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • L'appetito vien leggendo - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Il tesoro dentro, Elena Genero Santoro - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Diventa realtà, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Immagina di aver sognato, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Corpo di vento
  • Di donne, di amori e di altre catastrofi (Romance ironico) - Andrea Pistoia, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Il cielo d Inghilterra, Loriana Lucciarini - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • L età dell erba
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Lettera alle parole
  • Lungo la via Francigena, di Angelo Gavagnin - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Noi e il 68
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Nucleo Operativo - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Racconti di stelle al bar Zodiak
  • Ritrovarsi di Loriana Lucciarini - Gli Scrittori della Porta Accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Una felicità leggera leggera, Loriana Lucciarini - Gli scrittori della porta accanto
  • Una grande amicizia, Liliana Sghettini - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto


Novità editoriali

Ponti sommersi, di Tamara Marcelli:  pagina 69

Ponti sommersi, di Tamara Marcelli: pagina 69

Ponti sommersi, di Tamara Marcelli:  pagina 69

Pagina 69 #160 Ponti sommersi (Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni), di Tamara Marcelli. Poesia, Prosa e un Monologo Teatrale. Un libro atipico, onirico, ondeggiante, a tratti pungente. Tutto da scoprire.

Onde in equilibrio

C’è un prima e un dopo
Un istante e un attimo che si ripetono all’infinito
Tra le note

È il ritmo della vita

Lasciati andare
Tra curve sinuose che presto spariranno
Tra le onde
In alto e poi in basso
In perpetua alternanza
In equilibrio

Ci sarò
Sarò la tua costante
Tra un prima inconsapevole
E un dopo che vuole solo vivere

Per un tuo sorriso
Per quel che c’è
Per ogni tuo sogno

C’è un prima e un dopo
In ogni vita
Che ha fretta e non si guarda indietro


Quarta di copertina
Ponti sommersi, di Tamara Marcelli

«Insieme verso il tramonto infinito.»
A.

Come evoluzione del libro Il Blu che non è un colore, questo testo racchiude Poesia, Prosa e un Monologo Teatrale. Un libro atipico, onirico, ondeggiante, a tratti pungente. Tutto da scoprire.
Perché la Poesia non è omogeneità, schema, determinatezza, ma un battito d’ali, un suono, un ricordo, un profumo, un dolore, un’immagine, qualcosa di inafferrabile ma talmente concreta nella sua indeterminatezza da riportarci all’essenza profonda del mondo.


Leggi le altre pagine 69:


Continua a leggere >
Viaggio in Laos, il regno di un milione di elefanti

Viaggio in Laos, il regno di un milione di elefanti

Viaggio in Laos, il regno di un milione di elefanti

Viaggi Di Alessandra Nitti. Il Laos, il Regno di un milione di elefanti, l'Asia che non ti aspetti, lontana dalle solite mete turistiche, un piccolo regno di pace, lentezza e panorami mozzafiato.

Lontano, molto lontano, stretto tra montagne tropicali e uno dei fiumi più importanti del mondo, sorge un piccolo regno quasi sconosciuto, un regno di pace e calma e cieli blu, scimmiette e manghi enormi, un regno che odora di banane arrostite e legno bruciato, un posto dove piccole case colorate e dai tetti bassi si inerpicano sulle colline coperte da foreste impenetrabili o fiancheggiano il fiume un po’ timorose di venire inondate durante la stagione delle piogge. Soleggiato, secco e fiorito d’inverno, bagnato e umido d’estate, ospita gente lenta e lieta, monaci nei sai arancioni ed elefanti selvaggi. Da questi ultimi prende il nome il Regno di un milione di Elefanti: il Laos, così lontano e così inesplorato.

PIANIFICA UN VIAGGIO

Guida turistica
Hotel
Volo

Tante persone trascorrono le proprie vacanze in Thailandia o contribuiscono alla crescita turistica di Cambogia e Vietnam, dimenticando la lingua di terra stretta in questo triangolo tropicale, ancora immune da un’invasione di massa. Sarà perché non c’è il mare? Sarà perché non ha rovine di antichissime città scomparse? O perché i suoi aeroporti di lamiere con un solo gate lo collegano malissimo al resto del mondo? O forse per tutti questi motivi insieme, sono pochissime le persone che visitano il Laos. Ma, detto fra noi, meglio così. Io stessa ci sono finita per caso: sono entrata in libreria pensando “la prima guida che mi capiterà sotto gli occhi sarà quella del paese dove andrò.” Ed eccola lì: Laos e Cambogia.

il fiume Mekong

Il Laos? Cosa diavolo ci sarà mai in Laos? Mi sono domandata. 

In Laos c’è molto, ho scoperto, ma prima di tutto c’è la lentezza, la pace, la calma, i sorrisi di chi ti saluta “Sabai dee, sabai dee” senza cercare di venderti nulla, come succede sempre più spesso nel Sud-est asiatico. Ci sono persone che scambiano quattro chiacchiere con te per il gusto di farlo, senza fotografarti o chiederti il contatto, come fanno in Cina (dove abito); c’è gente che ti offre la colazione ogni mattina, e chissà perché. Poi svanisce con un sorriso, mentre tu ringrazi “Kop chai”.

Ci sono tantissime cose da visitare in Laos, dalle montagne alla Piana delle Giare a Nord, alle coltivazioni di caffè a Sud, alle crociere per avvistare i delfini rosa nel Mekong.

Dopo una notte passata nell’aeroporto di Kuala Lumpur in Malesia, sono atterrata a Luang Prabang, cittadina Patrimonio dell’Unesco che si distende sonnacchiosa nella lingua di terra tra il fiume Mekong e il Nam Khan. L’aeroplano si è avvicinato in fretta alla terra bronzea e a una fittissima vegetazione verde scuro. Dopo aver sbrigato le procedure per il “visa on arrival” (per il Laos c’è bisogno di fare il visto all’arrivo della durata di trenta giorni per 35 dollari americani – consiglio di avere sempre dollari americani quando si viaggia in Indocina), un tuc-tuc, il mezzo preferito in Asia, mi ha portato nella guest-house prenotata in questa piccola cittadina tropicale disseminata di templi dai mille colori; tra gli alberi si scorge maestoso il Mekong di bronzo e, più oltre, montagne e foreste. Sebbene la mia filosofia sia quella di non avere mai aspettative, il Laos mi è apparso proprio come lo avevo immaginato dai racconti dei grandi viaggiatori.

Si può visitare lo stupendo Haw Kham, l’ex palazzo reale ora museo nel quale si entra scalzi.

A Luang Prabang si può passeggiare lungo i fiumi per fermarsi ogni dieci metri, se lo si vuole, a visitare i templi in stile sim, dai tetti bassi che quasi toccano terra. I monaci battono il gong o giocano al cellulare. Si può visitare lo stupendo Haw Kham, l’ex palazzo reale ora museo nel quale si entra scalzi, come nei luoghi religiosi, e infine si sale sul Monte Phousi insieme agli abitanti locali per vedere la palla infuocata del sole tingere di vermiglio intenso il cielo, sciogliere i propri raggi nel bronzo fuso del Mekong, rimanere sospeso per un attimo sulla cima dei monti a Ovest e poi tramontare del tutto, in uno scoppio di cinguettii di passerotti che vengono venduti in gabbia e poi liberati tutti insieme quando il sole scompare.

Tornati giù, le vie della città regalano una sorpresa: il night market, un posto nel quale comprare vestiti e cesti, provare l’alcool di cobra e scorpione, o mangiare pesce fresco e soprattutto la mia preferita tom yum soup: la zuppa di foglie di lime, citronella e frutti di mare.

Nei dintorni di Luang Prabang ci sono due posti imperdibili, raggiungibili in scooter o in tuc-tuc, dopo aver attraversato polverosissime vie di campagna che si aprono su scorci quasi cinematografici: gli elefanti si bagnano nella acque del fiume e attorno solo palme, palme e palme, in una pace cristallizzata nell’afa pomeridiana. Vien voglia di rimanere lì per sempre, all’ombra di un banano, ma si procede verso le Pak Ou Caves, le grotte scavate a 50 metri d’altezza in una parete sul dirupo all’incrocio tra il Mekong e Nam Ou e che contengono 4000 statue di Buddha in stile Thai. Ci si addentra nell’umida frescura delle grotte buie con la torcia accesa per studiare la posizione di ogni Buddha, poi si riattraversa il Mekong in zattera, si prende lo scooter e si raggiungono le cascate di Kuang si. Un tuffo nelle piscine celesti immerse nella foresta per togliersi la polvere di dosso. Sono freddissime ma il panorama è spettacolare: dopo essersi riasciugati si può passeggiare fino alla sommità del salto di cinquanta metri dell’acqua per vederlo dall’alto. Il luogo conserva anche una riserva protetta di orsi, che non avvistiamo.

La lingua di terra tra il fiume Mekong e il Nam Khan

Le giornate in Laos scorrono lente, calde, ristorate dal cibo leggero e fresco, dal caffè forte con il latte condensato da sorseggiare lungo le rive del fiume, in uno scenario di tonalità scure, ramate, polverose, illuminate da tramonti che bruciano il panorama. Il paese si allunga verso sud, su strade di montagna tortuose e infinite. Raggiungerò la capitale, e poi Pakse e Champasak, per finire a bere cocco su un’amaca sulle quattromila isole, presto.


Alessandra Nitti
Sinologa, viaggiatrice, appassionata lettrice, yogini e scrittrice, trascorro le giornate nel mio mondo di poesia inventando trame di racconti, progettando viaggi intorno al mondo o in posizioni yoga a testa in giù. Al momento, nonostante la struggente nostalgia per la mia laguna veneziana, vivo a Canton, nel sud-est della Cina, insegno italiano a giovani cinesi che non vedono l’ora di venire nel nostro Bel Paese. Tra una lezione e l’altra gestisco “Durga – Servizi editoriali”, ma soprattutto porto avanti i miei progetti letterari. L’amuleto di giada, Arpeggio Libero Editore.Faust – Cenere alla cenere, Arpeggio Libero Editore.Esilio, Arpeggio Libero Editore.
Continua a leggere >
Recensione: La terra promessa, di Matteo Righetto

Recensione: La terra promessa, di Matteo Righetto

Recensione: La terra promessa, di Matteo Righetto

Libri Recensione di Davide Dotto. La terra promessa di Matteo Righetto (Mondadori). Quando erano gli italiani a migrare, inseguendo il mito del Mondo Nuovo, alla ricerca di fortuna.

"E se non finisse mai, questo viaggio? E se non arrivassimo mai da nessuna parte? Se non vi fosse alcuna terra, di là del mare?" si chiedeva ogni tanto la Jole, sdraiata sulla sua branda nel ventre della nave.
[...]
«San Paolo ha scritto: "Quando sono debole, è allora che sono forte". Quando ti senti debole, Jole, puoi scoprire di non essere sola a combattere contro il vento e la tempesta.»
Matteo Righetto, La terra promessa
La citazione biblica non cade a sproposito. Riassume l'odissea di quanti ("gli spiriti più fragili") sono obbligati a partire dalla propria terra d'origine in cerca di condizioni di vita migliori. Lo scoglio è dato da quelle proibitive, esasperanti e al limite, che pregiudicano sul nascere qualunque futuro.
La terra promessa di Matteo Righetto racconta quando erano gli Italiani di fine Ottocento a migrare. Fenomeno non nuovo se, come qualcuno ricorda,  secoli prima, al di là della Manica, si ebbe a che  fare con i lombard:
Commercianti e artigiani italiani che, per sfuggire la povertà del primo Cinquecento se ne scappavano in Inghilterra, terra invero non particolarmente ricca ma piena di buone prospettive libere da eccessivi vincoli fiscali [...]
Nicola Fano, Garibaldi L’illusione italiana


L’avventura transfrontaliera riguarda quel che resta di una famiglia vicentina della val di Brenta, composta da Jole e dal fratello minore Sergio. 

Sono gli ultimi mesi del 1898, l’anno del cinquantesimo anniversario delle Cinque Giornate di Milano e dei moti, sempre a Milano, repressi nel sangue dal generale Bava Beccaris. Di due anni prima è il disastro della battaglia di Adua, in Abissinia.
Per scampare alla povertà e alla fame, Jole e Sergio sono costretti a cercare fortuna fuori dai confini nazionali, e inseguire il mito del Nuovo Mondo.
«Intanto però ci cacciano da casa nostra! Il governo di Roma non dovrebbe permetterlo e invece… ecco che ci tocca partire…»
Matteo Righetto, La terra promessa
Se si emigra, è perché non ci sono alternative per la propria sopravvivenza. Il paese natio non è abbandonato a cuor leggero, molto viene lasciato alle spalle, insieme alle montagne e ai genitori che non ci sono più (ma questo, ancora, il piccolo Sergio non lo sa).
Tra nostalgia e una snervante, dolorosa malinconia (di quelle che ti ammazzano) Jole si domanda come sia potuto succedere.
“Perché io e tutta questa povera gente siamo dovuti fuggire dalla nostra terra? Perché il cielo non dona al mio piccolo mondo anche soltanto un briciolo della sua pace? Dov'è la nostra terra promessa?”
Matteo Righetto, La terra promessa

La malinconia è tutt’uno con il senso di colpa che affiora in chi si sente sradicato e si chiede se non abbia sbagliato ad andarsene.

Ciò avviene più tardi, quando l’emergenza è finita, si è conquistata una nuova routine e la tanto anelata normalità. Quasi avesse scordato, Jole, il viaggio durato tre mesi, dal 27 novembre 1898 (dal porto di Genova) al 27 febbraio 1899 (in Messico, a Laredo): quindi l’attraversamento dell’Atlantico ammassati nella stiva, la quarantena trascorsa in Messico, la prosecuzione in treno, a piedi o con mezzi di fortuna per altri millesettecento chilometri per giungere alla terra promessa. Una destinazione, il Messico, quasi decisa all’ultimo momento, tra le diverse possibili, al porto di Genova.
Non appaiono soddisfacenti le giustificazioni postume che in parte si trovano.
Se «la Bibbia altro non è che una storia di migrazioni, tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento», se durante l’attraversata oceanica, a bordo della San Cristoforo tutti si era un po' «come i numerosi animali saliti nell’arca salvifica» di Noè, se la storia degli esseri umani inizia dall’esilio di Adamo ed Eva dall’Eden, si tratta di argomenti in cui si respira della retorica (anche se è quella buona, dei giusti).
Sono parole che non rinvigoriscono il cuore, come un maglione ben intessuto ma che non tiene caldo.
Matteo Righetto, La terra promessa


La terra promessa di Matteo Righetto narra una storia che, nell'epilogo più lieto, contiene qualcosa di irrisolto, perciò un continuo e problematico sguardo rivolto al passato, alle proprie radici.

Non dimenticare da dove vieni e ricordati delle frontiere che hai superato per arrivare fin qui e diventare la donna che sei oggi [...]
Matteo Righetto, La terra promessa
Sono diverse le frontiere, non riguardano solo quelle geografiche, ma pure quelle temporali, destinate a emergere e talvolta a venir meno. Persino il cielo e il mare, in fondo, di notte si confondono nello stesso colore.
“Cielo e mare sono così simili” si disse, “sembrano fatti per stare insieme e offrire sollievo agli occhi e allo spirito. Senza passato e senza futuro… Dio mio, quanto sarebbe bello il mondo senza il tempo e forse anche senza gli esseri umani… Qui nel mare la felicità sembra perfino un’idea raggiungibile facilmente.”
Matteo Righetto, La terra promessa


La terra promessa

di Matteo Righetto
Mondadori
Romanzo storico
ISBN 978-8804708063
Cartaceo 15,30€
Ebook 9,99€

Sinossi:
Con questo romanzo inizia il futuro di Jole e Sergio, figli di Augusto e Agnese De Boer, coltivatori di tabacco a Nevada, in Val Brenta. Vent'anni lei, dodici lui, dopo tante vicissitudini i due fratelli sono pronti ad affrontare la più grande delle sfide: lasciare la propria terra, che nulla ha più da offrire, per raggiungere il Nuovo mondo. Un'avventura epica che ha in sé l'incanto e il terrore di tante prime volte: per la prima volta salgono sul treno che li porterà fino a Genova dove, vissuti da sempre tra i profili aspri delle montagne, vedranno il mare - immenso, spaventoso eppure familiare, amico, emblema di vita e speranza. Per la prima volta la Jole e Sergio sono soli di fronte al destino e lei sa che - presto o tardi - dovrà raccontare al fratello la sorte tragica toccata ai genitori. Nella traversata che dura più di un mese, stesa su una brandina maleodorante, mentre la difterite dilaga a bordo e i cadaveri vengono gettati tra i flutti, la Jole sente ardere in sé la fiamma della speranza, alimentata dalla bellezza sconosciuta del mare e da un soffio di vento che di tanto in tanto torna a visitarla, e in cui lei è certa di riconoscere l'Anima della Frontiera, il respiro universale che il padre Augusto le ha insegnato a riconoscere. Con la forza d'animo e la grazia che conosciamo, la Jole, con i boschi e le montagne di casa sempre nella mente e nel cuore, affronta esperienze estreme che la conducono, pur così giovane, a fare i conti con temi cruciali e di bruciante attualità - il senso di colpa di chi è costretto ad abbandonare la propria terra, il rapporto tra nostalgia e identità, l'importanza di coltivare pazienza e speranza per inventarsi il futuro e continuare a vivere. Si conclude con questo romanzo la "Trilogia della Patria", la saga della famiglia De Boer.
Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
Continua a leggere >
Recensione: Io sono il Nordest, a cura di Francesca Visentin

Recensione: Io sono il Nordest, a cura di Francesca Visentin

Recensione: Io sono il Nordest, a cura di Francesca Visentin

Libri Recensione di Stefania Bergo. Io sono il Nordest (Apogeo Editore), un'antologia di racconti a cura di Francesca Visentin. Diciotto scrittrici narrano storie di «donne in prima linea, sempre. Ma troppo spesso non visibili, quasi mai protagoniste».

L'avevo in casa da tempo, era uno dei tanti libri della mia lunghissima lista di lettura. Ho acquistato Io sono il Nordest (Apogeo Editore) a maggio del 2015, quando è uscito, alla sua presentazione nell'ambito della manifestazione culturale Rovigoracconta – arrivata quest'anno alla sua sesta edizione. L'incontro, intitolato “Amare le donne, odiare le donne”, coinvolgeva le scrittrici Irene Cao, autrice di uno dei racconti dell’antologia, Sara Rattaro, con il suo Splendi più che puoi (Garzanti) – che vi consiglio di leggere – e la giornalista Francesca Visentin, che ha curato l'antologia e ne ha scritto la prefazione. Si parlava di donne, quindi. Di quelle che lasciano il segno, di quelle che passano inosservate, di quelle che scivolano via senza lasciare traccia. Donne che non sono in grado di essere protagoniste nemmeno della loro stessa vita. Donne invisibili.


Io sono il Nordest è un'antologia di racconti di autrici collegate al territorio: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino. 

Sono racconti al femminile, narrano di donne finalmente protagoniste, almeno sulla carta stampata, come se si prendessero finalmente la loro ribalta sul palco dopo essere state a lungo – spesso per un'intera vita – dietro le quinte. Questo non significa che siano storie di successi, anzi. Sono storie che spesso lacerano, lasciano il segno, fanno riflettere, in certi casi con sottile, bizzarra ironia.
Sono storie vere di coraggio, ribellione, resilienza, come quella delle madri armene.
[...] questa filosofia di umile resilienza sta alla base della lunga, feroce, estenuante battaglia difensiva che l'essere donna ha spesso reso necessario, in luoghi e forme e situazioni diversissime fra loro, ma accomunate dalla profonda certezza femminile di sentirsi portatrici di vita e non di morte.
Antonia Arslan, "Tempi di Erode", Io sono il Nordest
O come quella delle zigherane, donne che si sono emancipate anzitempo lavorando in un'industria di tabacco trentina a partire dal 1854, aprendo la strada ai primi asili aziendali in Italia – «destinati a tutte le madri, anche quelle non sposate, quelle "disonorate"» – e alle banche del muto soccorso  ("Una statua per le Zigherane", Isabella Bossi Fedrigotti).
Sono storie che si ispirano alla realtà e la fotografano. Come i racconti di prostitute di strada o dentro le mura domestiche, pur di avere un posto dove stare, una famiglia, sempre e comunque personaggi secondari delle loro stesse vite. Il loro destino è sempre nelle mani di altri, con l'unica colpa di essere nate dalla parte sbagliata del mondo ("Julia non è qui", Antonella Sbuelz) o della piramide sociale ("Pranzo d'anniversario", Francesca Diano).

Nell'antologia di racconti curata da Francesca Visentin ci sono storie di donne che attendono, e nell'attesa tengono insieme le famiglie, o di adolescenti cui il tempo è sfuggito. 

Nonne, madri, figlie, vite vissute amando un uomo che spesso non c'è, impegnato in guerra come partigiano o a macinare chilometri con il camion o impegnato in gare agonistiche che lo portano altrove. Donne che si aggrappano ai figli, cercando di mitigare in loro il vuoto del padre, avvertendo il vento freddo passare attraverso il vuoto del marito, proprio sotto lo sterno.
Pensa alla paura di rimanere sola, una paura radicata da tempi lontani in quei geni che lei stessa si porta addosso.
Irene Cao, "Noi tre", Io sono il Nordest
Adolescenti vittime di coetanei ossessionati, di stalking e femminicidio ("Vorrei che tu morissi", Mary B. Tolusso), altre che scappano di casa e vivono di espedienti ("Goodmorning Nordest", Barbara Codogno), magari con figlie di cui prendersi cura, figlie che imparano fin da subito ad accudire le proprie madri ("Due donne", Elena Girardin).


Si parla anche di aborto, in Io sono il Nordest.

Si parla di donne che abortiscono e poi portano il peso di quella che considerano una colpa per sempre, magari punendosi con una vita senza fissa dimora ("Clochard dagli occhi di ghiaccio", Gabriella Imperatori) o pensando di non meritare affatto una seconda possibilità ("Il mondo è pieno di stronze", Federica Sgaggio). Donne che devono scegliere tra l'essere madre e l'essere amante di uomini che non vogliono essere padri, donne che devono rinunciare a un figlio per un lavoro che le ingabbia nella speranza di una promozione, dietro sbarre di straordinari non pagati, umilianti richieste di prestazioni sessuali o stereotipati avanzamenti di carriera dei colleghi maschi.
Non era mai riuscita a dire di no agli straordinari, ai doppi turni. Avrebbero capito quanto valeva. Un figlio proprio in quel momento significava stroncare ogni possibilità. Si era arrovellata, angosciata, poi aveva deciso. Per tre volte. Era giovane, pensava ci sarebbe stato tempo. Invece tempo non ce n'era stato. Quel dolore e il rimpianto bruciavano ogni giorno.
Francesca Visentin, "Betty La Bella", Io sono il Nordest

Perché ancora oggi una donna è obbligata a fare una scelta. Oppure non ha scelta alcuna. Che poi è la stessa cosa.

Perché a volte arriva il momento in cui una frase velata d'altruismo cela la triste realtà dell'umiliante dipendenza economica dal marito: «Se facciamo un figlio non puoi anche lavorare. Chi starà con lui? [...] Tu potrai rimanere a casa a fare la bella vita, come le signore» ("Io mi salverò", Michela Scapin). Si inizia col lavoro, poi con gli interessi, le passioni, infine coi sogni. A lei spesso è chiesto di sacrificare tutto, perché le sue priorità non sono mai tali se paragonate a quelle di chi le sta intorno. Lei deve essere moglie devota, sempre pronta a soddisfare il bisogno, anche sessuale, di un uomo che spesso non ha la minima attenzione al suo piacere – o, al contrario, mendicare attenzione da chi non ha più alcun interesse, perché ormai il corpo di lei non è più attraente ("Senza lacrime cattive", Annalisa Bruni) –, madre presente per i figli, perno di famiglie in balia di crisi finanziarie ed esistenziali ("La crisi", Serena Antoniazzi - "Il fermaglio di Tessa", Maria Pia Morelli). Per poi finire come una scarpa vecchia: messe da parte perché ormai il sentimento si è consumato. Oppure continua con la sua carriera, salvo poi sentirsi comunque in colpa, perché organizza eventi internazionali ma non riesce a organizzare una festa del compleanno al figlioletto. E si sente sbagliata: «Sono una madre assente, una pessima madre. Domani mi licenzio, sì me ne vado» ("Save the date", Michaela K. Bellisario).

Ma c'è posto anche per la sottile ironia, tra i racconti di Io sono il Nordest.

Un'ironia al femminile, intelligente e pungente, che schernisce addirittura il simbolo della virilità maschile, quello di cui un uomo va fiero, il suo scettro ("Un colpo di clava", Anna Laura Folena). Un'autoironia che spoglia la gravidanza di quell'aura rarefatta e perfetta che le altre hanno, mentre quando è il nostro ventre a gonfiarsi, oltre alle caviglie, tutto appare un po' più terreno e non così estatico.
Quelli che dicono che la gravidanza sia uno stato di grazia o sono maschi o non parlano delle loro gravidanze [...]
Irene Vella, "Stato di grazia", Io sono il Nordest
Davvero bella, questa antologia di racconti a cura di Francesca Visentin, capita di riconoscersi in molte di quelle donne o di riconoscere un tratto che ci appartiene in ognuna di esse. Donne che subiscono, anche l'epilogo della loro esistenza, come burattini di carne, donne che diventano finalmente protagoniste e sciolgono i fili, riprendendosi il diritto di scegliere per loro stesse. Non è un'antologia di dolore e soprusi plateali, non si narra di grandi epici eventi, sebbene le storie siano intense. Solo di donne ordinarie, o forse straordinarie ma chiamate a vivere l'ordinario di ogni giorno. Ed è proprio per questo che i racconti restano impressi, perché sembra che parlino di noi.

Io sono il Nordest a cura di Francesca Visentin

Io sono il Nordest

a cura di Francesca Visentin
di Antonia Arslan, Isabella Bossi Fedrigotti, Irene Cao, Mary B. Tolusso, Gabriella Imperatori, Barbara Codogno, Federica Sgaggio, Michaela K.Bellisario, Francesca Diano, Elena Girardin, Anna Laura Folena, Annalisa Bruni, Antonella Sbuelz, Micaela Scapin, Maria Pia Morelli, Serenella Antoniazzi, Irene Vella, Francesca Visentin
Apogeo Editore
Racconti
ISBN 9788899479039
Cartaceo 12,75€

Sinossi
Donne in prima linea, sempre. Nel lavoro, in famiglia, nel sociale. Ma troppo spesso non visibili, quasi mai protagoniste. Talento, impegno, dolore, amore, resistenza nonostante prevaricazioni e discriminazioni. La forza inesauribile, la positività e la voglia di futuro, le piccole e grandi battaglie vinte ogni giorno, sono una ricchezza femminile unica, che emerge in questo libro attraverso i racconti delle scrittrici del Nordest, mettendo insieme per la prima volta le più interessanti voci narrative di Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia.



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
Continua a leggere >
Scrittori, intervista a Irene Milani: «Quando scrivo sono "posseduta" dai miei personaggi»

Scrittori, intervista a Irene Milani: «Quando scrivo sono "posseduta" dai miei personaggi»

Scrittori, intervista a Irene Milani: «Quando scrivo sono "posseduta" dai miei personaggi»

Caffè letterario Intervista a cura di Silvia Pattarini. «Quando scrivo sono come "posseduta" dai miei personaggi»: Irene Milani torna con un nuovo romanzo, La memoria di Elvira (Nulla Die), la storia di due donne vissute in epoche diverse, legate dai ricordi.

Buongiorno Irene Milani, bentornata e grazie per avere scelto ancora una volta il nostro web magazine di approfondimento culturale. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: raccontaci qual è stata quell'alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere La memoria di Elvira

Da tempo volevo scrivere una storia ambientata durante la Resistenza perché già nel mio primo romanzo avevo affrontato questo argomento. Approfondendo questa tematica ho scoperto che Erwin Rommel, la Volpe del deserto, generale nazista ma anche fautore dell'attentato a Hitler aveva vissuto a Lazise dove aveva stabilito il proprio quartier generale dopo l'occupazione tedesca del nord Italia. Da lì è nato tutto: ho studiato la biografia del gerarca, ho letto libri sul mondo dei partigiani poi ho inserito tutto in una cornice di mia invenzione, inventando dei personaggi che incrociassero il proprio destino con quello di Rommel.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni? 

Ho pubblicato quattro romanzi che costituiscono una saga con gli stessi personaggi, due studenti trentini che scoprono che le loro famiglie sono divise da un odio che risale al periodo della seconda guerra mondiale, quasi due moderni Romeo e Giulietta: Il ritratto, Attesa, Metamorfosi, Eudaimonia.
Ho poi pubblicato due autoconclusivi: Ho provato a dimenticarti e Non puoi comprarmi che affrontano il tema dell'amore, della famiglia, del lavoro nelle vite delle donne di oggi raccontando le storie di due differenti protagoniste.

Complimenti, non ti fermi mai! Ma torniamo a La memoria di Elvira: ci riveli qualche curiosità sulla trama?

Due delle scene le ho scritte dopo averle sognate: mi sono sembrate al risveglio così intense e vivide che ho voluto fermarle su carta. Spero di essere riuscita a trasmettere i sentimenti dei protagonisti.

Il tuo romanzo si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere piacevolmente il lettore?

Il messaggio che mi piacerebbe passasse da tutti i miei libri è quello dell'importanza del passato, dello studio della storia che deve farci da guida per il futuro. Questo però in tono leggero e piacevole per chi legge, senza pretese di voler insegnare qualcosa o di fare la morale.

«Quando scrivo sono "posseduta" dai miei personaggi»
Irene Milani

Irene Milani preferisce scrivere con carta e penna, o meglio la tastiera?

Amo la scrittura a mano ma per i miei libri lavoro esclusivamente su pc. Amo vedere lo schermo bianco che man mano si riempie di parole, righe diventando a poco a poco un testo.

Ti sei mai trovata a doverti confrontare col famigerato blocco dello scrittore? Come l'hai superato?

Sì certo, anche se quando scrivo sono come "posseduta" dai miei personaggi che quasi mi dettano le loro storie. Se mi blocco di solito ascolto musica, meglio se camminando: in genere mi aiuta a liberare i pensieri e a trovare nuove idee. Oppure leggo poesie o vedo un film: rilassandomi spesso trovo l'ispirazione che manca.

Irene Milani ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo libro, augurandoti che sia un vero successo! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!



La memoria di Elvira di Irene Milani

La memoria di Elvira

di Irene Milani
Nulla Die
Narrativa
ISBN 978-8869151903
cartaceo 11,90€

Sinossi
È possibile avere dei ricordi non nostri? Può succedere che a un certo punto, senza volerlo, ci rendiamo conto che il nostro cervello ospita anche frammenti di una vita che non abbiamo vissuto? Questo è il dubbio che travolge Margherita, giovane donna che lavora come pubblicitaria a Torino dopo una trasferta a Lazise. Che cosa la lega a Elvira, ragazza vissuta in quei luoghi durante la seconda guerra mondiale? Due protagoniste molto diverse tra loro vedranno intrecciare i fili della memoria che porterà Margherita sulle tracce di un passato di cui ignorava l'esistenza. Il passato va custodito in esso si può nascondere la sofferenza e, allo stesso tempo, il rimedio ad essa.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
Continua a leggere >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page
Pubblicità




i più letti della settimana


Servizi editoriali
CREAZIONE BOOKTRAILER
Realizzazione professionale di booktrailer
utilizzando immagini, animazioni, musica e video royalty free o personali, forniti dall'utente
per una durata massima di 2 minuti
(guarda la lista dei booktrailer già realizzati)



Pubblicità



I post più popolari



Pubblicità
Booking.com


#mammeinviaggio e #gliscrittoridellaportaaccanto su Instagram