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Novità editoriali

Scrittori, intervista a Francesco Coppola: «La creatività ha bisogno di un pubblico»

Scrittori, intervista a Francesco Coppola: «La creatività ha bisogno di un pubblico»

Scrittori, intervista a Francesco Coppola: «La creatività ha bisogno di un pubblico»

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Francesco Coppola, alla sua seconda raccolta di racconti sanguinosi, grotteschi e imprevedibili, Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita (GDS edizioni): quando il destino scambia ruoli e prospettive e sovverte apparenze e certezze. 

Francesco Coppola è nato il 3 aprile 1964, vivo a Cassino (FR). È avvocato. Ha due grandi passioni con cui dà sfogo alla sua creatività: la fotografia e la scrittura. Ha pubblicato due raccolte di racconti, La notte più fredda del mondo e altri racconti (ed. Lillibook, 2013) e Il ponte chiuso. Sette racconti senza via di uscita (ed. GDS, 2017), nonché, con licenza Creative Commons, romanzi e poesie.
Il suo sito personale è www.francescocoppola.net.

Francesco Coppola, benvenuto nel web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto – Non solo libri. Come sei capitato sul nostro blog e perché hai deciso di affidarti a noi per la promozione del tuo libro?

Salve, sono ben lieto di raccontare qualcosa di me agli scrittori e ai lettori “della porta accanto”.
Ho scoperto il vostro blog casualmente, gironzolando in rete, mi è piaciuto e... eccomi qui.

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontaci qualcosa di te. Qual è quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti spinge a scrivere nella vita di tutti i giorni: cosa ti affascina e ti ispira?

La seduzione. Mi spiego: ritengo che la letteratura e l'arte siano una forma raffinata di seduzione, una seduzione intellettuale, ovviamente. A me piace sia essere sedotto, come lettore, sia sedurre, da narratore. Per questo non credo a chi dice di scrivere “per se stesso”. Tenere i propri scritti chiusi in un cassetto non ha senso, è un esercizio sterile. La creatività ha bisogno di un pubblico, magari minuscolo, ma sinceramente interessato a ciò che vuoi esprimere. È anche per questo che sul mio sito personale – francescocoppola.net – è possibile scaricare liberamente diversi contenuti, pubblicati con licenza Creative Commons.

«La creatività ha bisogno di un pubblico»
Francesco Coppola

Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita, ci racconti il perché di questo titolo?

I personaggi di questi racconti sono accomunati da un senso di impotenza di fronte al destino che si compie. Un destino spesso paradossale, irrazionale, e proprio per questo ancor più ineludibile. Senza via d'uscita, appunto.

Quanto tempo hai impiegato a scriverlo?

Dipende. Alcune storie sono state scritte di getto, nell'arco di una giornata, altre hanno richiesto una gestazione più lunga.

Come intendi impostare la promozione dei tuoi libri: ti impegni personalmente in presentazioni presso biblioteche, librerie, centri culturali e assessorati alla cultura, oppure preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili purché se ne parli?

Sinceramente credo che la promozione spetti innanzitutto all'editore (ché altrimenti non vedo che funzione debba avere, al tempo dei social e del self publishing). Purtroppo in questo caso sono stato sfortunato, perché l'editore si è completamente disinteressato dell'ebook dopo la sua pubblicazione. Io cerco di fargli avere almeno un po' di risalto in rete, perché francamente e senza falsa modestia, credo che lo meriti.

Una buona maggioranza di editori delega la promozione all'autore, in alcuni casi è proprio stabilito da contratto e credimi, di editori ne ho conosciuti tanti. Che altra funzione debba avere? Potremmo aprire un bel dibattito sull'argomento. Ma passiamo ad altro. Intendi iscrivere Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita a concorsi o premi letterari?

No, non sono particolarmente interessato a mettermi in competizione, ma non si sa mai. Peraltro, uno dei racconti di questa raccolta, "Soggetto 11" ha vinto la 48ma edizione del Nero Premio, indetto dal sito LaTelaNera.com.

Che tipo di lettore è Francesco Coppola? Preferisce sfogliare le pagine dei libri, annusando il profumo delle pagine, oppure si è lasciato sedurre dalle nuove tecnologie preferisce gli ebook?

Sono onnivoro, da questo punto di vista. Credo che ci vorrà molto tempo, comunque, prima che il libro elettronico si affermi definitivamente su quello cartaceo, ammesso che ciò possa davvero accadere.

Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?

Ho da poco firmato un contratto editoriale con una casa editrice che – a proposito di ciò che dicevo prima – mi dà buone garanzie in fatto di promozione per il mio nuovo lavoro, un romanzo che mi ha appassionato molto scrivere e spero posso essere altrettanto appassionante da leggere.

Francesco Coppola, noi te lo auguriamo che questa casa editrice sia un po' più attiva dal punto di vista promozionale. Ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome degli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo ultimo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!




Il ponte chiuso
Sette racconti senza via d'uscita

di Francesco Coppola
GDS edizioni
Racconti | Thriller | Horror
ASIN B01N210NWB
Ebook 2,49€

Sette racconti accomunati dal gusto del paradosso, con cui spesso il destino scambia ruoli e prospettive, sovverte apparenze e certezze. Con conseguenze drammatiche, sanguinose, grottesche, imprevedibili. In Vincere il futuro i finalisti di un reality dal montepremi milionario scoprono che la vera partita si sta giocando nel mondo reale, ed è una partita che non promette niente di buono, neanche per loro; il protagonista di Soggetto 11 si è sottoposto ad una cura sperimentale che avrà ottimi risultati per la sua salute, ma che lo condannerà altresì a diventare, suo malgrado, il protagonista di un classico della letteratura; in Per la pelle due amiche condividono un'esperienza davvero particolare, e a una delle due toccherà fissare il limite oltre il quale nemmeno un'amicizia tanto profonda può spingersi; Un uomo tranquillo vive nella provincia americana degli anni '60 del secolo scorso, è un insegnante stimato e un uomo devoto. Soprattutto alle sue perversioni; Il ponte chiuso è la storia di un'amicizia che si trasforma in ossessione, una storia di formazione che cede il passo ad una spiazzante conclusione, forse già nelle cose fin dall'inizio; un marito violento scopre a sue spese che L'anziano col cappello, spauracchio di qualunque automobilista, non è soltanto un vecchietto dai riflessi troppo lenti per guidare; in Raccolta differenziata due signore di un condominio discettano su dove sia più opportuno collocare i resti del cadavere di una professoressa in pensione.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita, di Francesco Coppola

Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita, di Francesco Coppola

Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita, di Francesco Coppola

Libri Sponsored Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita (GDS edizioni), di Francesco Coppola: storie accomunate dal gusto del paradosso, con cui spesso il destino scambia ruoli e prospettive, sovverte apparenze e certezze. Con conseguenze drammatiche, sanguinose, grottesche, imprevedibili.



Il ponte chiuso
Sette racconti senza via d'uscita

di Francesco Coppola
GDS edizioni
Racconti | Thriller | Horror
ASIN B01N210NWB
Ebook 2,49€

Sette racconti accomunati dal gusto del paradosso, con cui spesso il destino scambia ruoli e prospettive, sovverte apparenze e certezze. Con conseguenze drammatiche, sanguinose, grottesche, imprevedibili. In Vincere il futuro i finalisti di un reality dal montepremi milionario scoprono che la vera partita si sta giocando nel mondo reale, ed è una partita che non promette niente di buono, neanche per loro; il protagonista di Soggetto 11 si è sottoposto ad una cura sperimentale che avrà ottimi risultati per la sua salute, ma che lo condannerà altresì a diventare, suo malgrado, il protagonista di un classico della letteratura; in Per la pelle due amiche condividono un'esperienza davvero particolare, e a una delle due toccherà fissare il limite oltre il quale nemmeno un'amicizia tanto profonda può spingersi; Un uomo tranquillo vive nella provincia americana degli anni '60 del secolo scorso, è un insegnante stimato e un uomo devoto. Soprattutto alle sue perversioni; Il ponte chiuso è la storia di un'amicizia che si trasforma in ossessione, una storia di formazione che cede il passo ad una spiazzante conclusione, forse già nelle cose fin dall'inizio; un marito violento scopre a sue spese che L'anziano col cappello, spauracchio di qualunque automobilista, non è soltanto un vecchietto dai riflessi troppo lenti per guidare; in Raccolta differenziata due signore di un condominio discettano su dove sia più opportuno collocare i resti del cadavere di una professoressa in pensione.

Una pagina in anteprima


VINCERE IL FUTURO
Giorno 359
Antonio guarda il soffitto metallico del bunker. - Cazzo, un'altra settimana qui dentro.
Un'altra settimana! Io esco pazzo...
- Vuoi arrenderti proprio adesso? - lo sfotte Erina. Lei è già in piedi, sta facendo un po' di stretching. Da quando è dentro è ingrassata di otto chili. E dire che mangia pochissimo, all'inizio le facevano schifo tutte le cibarie che la produzione aveva messo a disposizione dei concorrenti. Ha scoperto di possedere un'incredibile capacità di adattamento.
- Io vado nel parlatorio - annuncia Samuel. Dà un bacio sulla guancia di Erina, che resta un po' delusa, perché si aspettava qualcosa di meno innocente.
- Ti sei appena svegliato e già hai qualcosa da dire? Ci morirai, lì dentro - s'inserisce Joanna, sbadigliando. - Almeno fai prima colazione...
- Dopo, dopo. Tanto sto dentro solo cinque minuti. È che sono ancora incredulo per come sono andate le cose ieri.
La porta del parlatorio è socchiusa. Come se qualcuno avesse dimenticato di richiuderla, la sera prima, e così fosse rimasta tutta la notte. Ma perché il mondo esterno non li ha avvisati? Di solito, quando succede che qualcuno dimentica di chiudere la porta, li raggiunge la voce di uno degli autori dall'altoparlante per avvertirli.
Samuel entra e richiude la porta. Sente la serratura che scatta, dice - Guardate che era rimasta aperta - già rivolto verso il piccolo obiettivo davanti a sé. Si siede sulla poltroncina, si liscia la barba lunga. Ha cominciato a farsela crescere quando è entrato nel bunker, ripromettendosi di tagliarla solo quando ne fosse uscito. Adesso gli arriva allo sterno, sembra un giovane imam.
- Salve, mondo esterno. Come butta là fuori? Innanzitutto voglio dirvi che la diretta di ieri mi ha quasi ucciso. Sì, nel senso che ero strasicuro di uscire. E non lo dico per fare il modesto.
Avete sentito cosa continuavo a ripetere a Erina? Cioè, non è che parlassi tanto per parlare. Battere Nathaniel in nomination è stato incredibile. Che emozione! Io a lui lo davo per vincitore assoluto, addirittura. E invece eccomi qua. Uno dei quattro finalisti, uno dei quattro protagonisti del giorno del giudizio. Cristo santo, e chi c'avrebbe mai creduto? Comunque voglio salutare ancora Nat. Ciao, amico mio! Sei stato il migliore per me, e lo sai. Ti immagino con il tuo surf che hai ripreso ad accarezzare le onde di tutti i mari, continuo a ripensare ai tuoi incredibili racconti e non vedo l'ora di raggiungerti, quando sarò fuori di qui, su quell'atollo incantato di cui mi hai detto. Guarda che l'ho preso sul serio il tuo invito, perciò non pensare di sbarazzarti di me tanto facilmente... le mie lacrime ieri sera erano di gioia ma anche di tristezza, perché non avrei voluto perderti. E di incredulità, ovviamente. Cristo santo, che storia! Stamattina quando mi sono svegliato e ho visto Erina di fianco a me... le ho detto: “ma siamo ancora qui, noi due?” Hai sentito, no? Roba da pazzi.
E pensare che credevo di uscire dopo qualche settimana. Anzi, diciamocela tutta: ero sicuro che mi sarei ritirato dopo qualche giorno, un claustrofobico come me chiuso in un bunker antiatomico insieme ad altre ventuno persone!
C'è una vibrazione forte che scuote le pareti del parlatorio, uno scossone breve ma intenso.
Gli altri ragazzi odono anche il riverbero di un boato lontano, ma questo Samuel non può sentirlo, isolato com'è nella piccola cabina insonorizzata. - Cazzo è stato? - esclama. Istintivamente stringe i braccioli della poltroncina. - Cazzo, cos'era un segnale d'approvazione da parte vostra? - Ride. - A proposito, visto che questa è l'ultima settimana, non è che si potrebbe avere qualche sigaretta in più? Sì, lo so che fumare qui dentro non è proprio l'ideale per la salute, ma cazzo, non è che si può fare molto altro in questo posto. Tutti i peggiori vizi ti vengono fuori... come dire... amplificati, ti fanno compagnia.
Di nuovo la stessa vibrazione, ma meno intensa. Samuel si guarda intorno, le pareti azzurrine e gommose, ricoperte di un particolare materiale insonorizzante, gli sembrano improvvisamente quelle di una cella. È la prima volta che gli capita di pensarlo, in tutti questi giorni. Dice - Ma non è mica un terremoto, eh? Non so, qua sotto magari siamo al sicuro, ma ho come la sensazione che faremmo la fine dei topi se...
Silenzio. Nessuno replica. Raramente gli autori interloquiscono con i concorrenti quando sono nel parlatorio. Lo fanno solo per qualche comunicazione ufficiale, per redarguirli di qualche comportamento eccessivo, ai limiti del regolamento. A Irene e Brigida comunicarono che erano state squalificate dopo essersele date di santa ragione per via di Ed; a Virgo fecero una lunga paternale dopo il furto della crema per il viso.
Samuel resta in ascolto, vorrebbe sentire una voce dall'altra parte. Stavolta avverte uno strano distacco in quella mancata risposta, come se dietro la telecamera non ci fosse davvero nessuno. Come se “il mondo esterno” si fosse preso una momentanea vacanza da lui e dagli altri ragazzi.
Alla fine si alza e, molle sulle gambe, si avvicina alla porta. È deluso, si accarezza la barba, si volta verso l'obiettivo come se volesse dire un'ultima cosa. Invece resta muto, indica la porta per sollecitarne l'apertura.
Il clic della serratura automatica non arriva. Samuel dice - Mondo esterno, se non l'hai capito vorrei ritornare di là... - Gli viene fuori un tono vagamente seccato, poco educato. Si concede una risatina forzata, si gratta la testa. - Sono ancora morto di sonno, mi sa che mi rimetterò a dormire - aggiunge.
Di nuovo si avvicina alla porta, prova a spingere. Ovviamente non accade nulla. Se la serratura non viene sbloccata - e solo il mondo esterno può farlo - non c'è modo di uscire da lì. - Cazzo, mi volete aprire o no?
Non se lo sarebbe mai aspettato di alzare la voce col mondo esterno, di perdere la pazienza con gli autori del programma. Un autogol pazzesco. A una settimana dal giorno del giudizio. Ma quella situazione lo sta logorando. Se è uno scherzo, è il più idiota degli scherzi. Se è una specie di prova, la sta fallendo miseramente, ma non può farci nulla.
È come essere chiusi nella cabina di un ascensore la notte di Natale in uno stabile deserto, con l'allarme che non funziona e il cellulare che non prende.
Calma, stai calmo Samuel, cerca di darsi coraggio. Ti stanno osservando. Ti stanno ascoltando. Cosa ti salta in mente che non c'è più nessuno dall'altra parte? Che razza di idee ti vengono in mente?
Ti stanno mettendo alla prova e tu ci stai cascando, coglione che non sei altro. Credevi di essertela conquista già, la finale? Troppo comodo. A tutti e quattro tocca di subire una prova di qualche tipo, evidentemente, e tu non fai eccezione.
Sorride. Si risiede sulla poltrona, si stira. - Va bene, mi state giocando uno dei vostri scherzi. Okay, tutto a posto. Posso almeno sapere quanto durerà? No, giusto per darmi una regolata. Ancora non ho dato un bacio a Erina, stamane, e vorrei rimediare appena possibile. Vorrei fare anche colazione, perché stanotte, dopo la puntata, non ho mangiato quasi niente. Come sempre, quando cucina Antonio.
Gli sembra che la temperatura stia salendo, adesso. Fa più caldo. - E per favore, andateci piano con il riscaldamento. Qua dentro sta diventando un forno.
Subito dopo averla pronunciata, la parola “forno” gli dà una strana inquietudine: Gli evoca Auschwitz, più che il piccolo microonde che hanno a disposizione nel cucinino per cuocere la vivande.

Joanna non sembra affatto dispiaciuta che sia uscito Nat, riflette Erina mentre si asciuga i capelli. D'accordo che è un gioco e che a Samuel lei vuole bene, tuttavia manifestare un minimo di rammarico per il fatto che il suo ragazzo sia uscito a una settimana dal giorno del giudizio sarebbe stato del tutto naturale e comprensibile. Invece niente, non una lacrimuccia, non un filo di malinconia. A quella l'unica cosa che interessa è rimanere lei dentro, arrivare lei alla finale, continuare a infilarsi quei suoi tanga striminziti e girare per il bunker porgendo il più possibile le chiappe scoperte alle telecamere. Aveva ragione Nik quando diceva che di Joanna il pubblico avrebbe imparato a conoscere più il culo che la faccia.
Vorrebbe parlare di questo con Samuel, visto che finora non le è riuscito di farlo. Finora è stata troppo impegnata a festeggiare il fatto che lui abbia superato la nomination. Diciamo pure che non ci sperava molto. Battere Nat a una settimana dal giorno del giudizio... dopo un risultato del genere, Samuel diventa automaticamente il candidato più probabile alla vittoria finale. Meglio non dirlo ad alta voce, per adesso. D'altronde loro due sono in società, come dice Sam. E quella società ha due possibilità su quattro di accaparrarsi il milione di euro del montepremi. Lei non è mica egoista come Joanna, che pensa solo per sé. Lei pensa per due. Sbrigati Sam, che ho voglia di baciarti...
- Avete sentito quella specie di scossa? Sarà stato un terremoto? - chiede Antonio, mentre si passa il gel al cocco nei capelli. Guarda Erina di tre quarti, accenna un sorriso tirato. Ha un rapido flash della sera precedente, quando Cleo, riferendosi a lui in uno dei collegamenti con il bunker, aveva detto che fuori c'erano “migliaia di ragazze pronte a fare pazzie per il concorrente più bello di questa edizione di Vincere il futuro”.
- Secondo te, ora che è uscito Nat, chi è più vicino al montepremi? - gli chiede Joanna sottovoce.
Antonio la guarda riflessa nello specchio, il viso di lei accanto al suo, l'aria pensierosa. - Secondo te? Credo che entrambi pensiamo alla stessa persona. Samuel non ha sbagliato un colpo, finora. È gentile, colto, il ragazzo che ogni mamma vorrebbe come fidanzato della figlia. Per me ha già vinto.
- Allora mia madre starà facendo i salti di gioia - dice lei, senza smettere di asciugarsi i capelli, senza guardarlo, il tono della voce appena divertito.
- Non lo so se tua madre sta facendo i salti di gioia. Però lui è quel tipo lì. Fa quel tipo di effetto. Secondo me al pubblico piace.
- Io ho paura che si bruci, 'sta settimana. Non lo so, lo vedo un po' nervoso, ultimamente. Non vorrei che tutta la tensione accumulata gli esplodesse tra le mani in questi ultimi giorni.
- Ma che vai a pensare? Samuel è uno che tiene duro, non sclera mica. E comunque considera che può sempre succedere tutto. Cioè, voglio dire, te lo saresti mai aspettata che Nat non arrivasse in finale? Cioè, siamo chiusi qui dentro da un anno, e non è che abbiamo ancora tanto contatto con la realtà, secondo me. La realtà che sta fuori, mica quella qui dentro.
- Eh...
- Cioè, Samuel potrebbe anche bruciarsi, ma non nel senso che pensiamo noi. Perché alla fine chi decide è il pubblico e il pubblico vede le cose in modo diverso da come le vediamo noi. Cioè, magari oggi lui è il beniamino del pubblico e poi magari fra una settimana è cotto e vai a capire perché...

Francesco Coppola

Francesco Coppola


Sono nato a Roma il 3 aprile 1964, vivo a Cassino (FR).
Sono avvocato.
Ho due grandi passioni con cui do sfogo alla mia creatività: la fotografia e la scrittura.
Ho pubblicato due raccolte di racconti: La notte più fredda del mondo e altri racconti, ed. Lillibook (2013) e Il ponte chiuso – sette racconti senza via di uscita, ed. GDS (2017), nonché, con licenza Creative Commons, romanzi e poesie.
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Recensione: Le parole che mancano al cuore, di Fabio Canino

Recensione: Le parole che mancano al cuore, di Fabio Canino

Recensione: Le parole che mancano al cuore, di Fabio Canino

Libri Recensione di Nicolò Maniscalco. Le parole che mancano al cuore di Fabio Canino (SEM). Indipendentemente dal genere, dalla razza, dalla condizione sociale, l’amore è semplicemente… amore.

Le parole che mancano al cuore di Fabio Canino è un romanzo d’amore, quel tipo d’amore tanto travolgente, quanto inconfessabile e tormentato. È una storia d’amore tra due uomini, ma non due tizi qualsiasi: è la storia d’amore tra due calciatori professionisti.
Un amore tra due persone che vivono in uno tra gli ambienti più machisti della nostra società: quello del calcio professionistico! Fatto di “veri maschi” con il fisico di Rambo e veline statuarie che girano intorno a loro come mosche al miele. Un ambiente così machista da non far stupire più di tanto quando si scopre un rapporto omosessuale tra calciatrici, perché è consono a questa realtà, anzi a volte le calciatrici sono considerate lesbiche a prescindere, anche se sono eterosessuali.
I protagonisti del romanzo di Fabio Canino, sono: Thiago, un bomber brasiliano neoacquisto della società per la quale gioca l’altro protagonista, e Matteo. Tra loro nasce subito un’intesa calcistica, poiché sul campo uno procura le azioni da goal e l’altro le finalizza. Quest’intesa inizialmente sfocerà in un’amicizia tra ragazzi perché l’uno non sa ancora dell’omosessualità dell’altro. Entrambi devono nasconderla per sopravvivere nel loro ambiente, convinti di non voler rinunciare, con un coming out, ai privilegi di quel mondo fatato, ma ci sarà un imprevisto, quello di innamorarsi l’uno dell’altro.

Le parole che mancano al cuore di Fabio Canino, è romanzo scritto bene e dalla lettura scorrevole. 

Non fermiamoci però, alla vicenda narrata. Infatti, parafrasando il tema del romanzo, credo che l’autore ci voglia far riflettere sui rapporti difficili e sulla descrizione di amori impossibili e osteggiati, nati in ambienti ostili. Sono amori non tradizionali, sono quelli tra gli afroamericani e le donne bianche nell’America di qualche decennio fa (neanche tanti, per la verità) o quello tra persone di religioni e costumi diversi, oppure quello tra uomini e donne di età molto differente. «L’amore non ha età» si è soliti dire in questi casi. Allora per quanto riguarda il romanzo di Fabio Canino, non si può affermare che  «l’amore… non ha genere»?
Quando ti coglie alla sprovvista e ti strugge ma contemporaneamente stai bene, quando ti blocca lo stomaco e non puoi più vivere senza di lei o senza di lui, allora è evidente che indipendentemente dal genere, dalla razza, dalla condizione sociale, se è un sentimento sincero, l’amore è semplicemente… amore.

Le parole che mancano al cuore

di Fabio Canino
SEM
Romance | Narrativa LGBT M/M
ISBN 978-8893901642
Cartaceo 13,60€
Ebook 7,99€

Sinossi 

Per Matteo l'amore è fatto solo di incontri segreti, ragazzi che poi spariscono nel buio da cui sono arrivati. D'altronde, Matteo è un calciatore di serie A, e "i calciatori di serie A gay non esistono": lo dicono gli stadi, lo dice la stampa, lo dicono a volte persino certi allenatori. Poi, però, con l'inizio del nuovo anno, ecco arrivare Thiago. Il "fenomeno" Thiago, scoperto da uno scout nelle favelas brasiliane quand'era ancora un bambino e, poi, passato di squadra in squadra fino a giungere al Real Madrid, per approdare infine proprio in Italia, nella stessa società di Matteo. Tra i due c'è subito intesa, qualche sguardo improvviso, un abbraccio prolungato più del solito, e quella passione comune per i videogiochi che li avvicina ulteriormente, permettendogli di vivere avventure che nell'esistenza di tutti i giorni gli sono negate, sia per l'ambiente che li circonda sia per le loro resistenze interiori. Fabio Canino scrive un romanzo che è sì un viaggio attraverso le ipocrisie del mondo del calcio, ma è soprattutto una struggente storia d'amore: com'è possibile che questo sentimento - che per molti è la cosa più semplice del mondo - per due persone come i protagonisti di questa storia possa rivelarsi tanto complicato? E alla fine riuscirà comunque a trovare la sua strada?

Nicolò Maniscalco Gli scrittori della porta accanto
Nicolò Maniscalco
L'infinita quantità dei suoi hobbies li rende assolutamente non tutti elencabili, tra questi: l'Agility Dog, che pratica con i suoi amati Border Collie, e la lettura di libri e fumetti.Dopo anni d’indecisione, inizia a scrivere un po' per gioco un po’ per mettersi alla prova.
Il Labirinto della Memoria, Zerounoundici Edizioni.
Nucleo operativo A5, Selfpublished.
Il confronto, Zerounoundici Edizioni.
Un angelo protettore, Zerounoundici Edizioni.
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Coraline e la porta magica, un film d'animazione di Henry Selick: la recensione

Coraline e la porta magica, un film d'animazione di Henry Selick: la recensione

Coraline e la porta magica, un film di Henry Selick: la recensione

Cinema Recensione di Stefania Bergo. Coraline e la porta magica: dall'autore di Nightmare Before Christmas, Henry Selick, un film in stop motion dalle atmosfere dark tratto dal romanzo di Neil Gaiman. 

A dieci anni dalla sua prima uscita nelle sale cinematografiche italiane, Coraline e la porta magica di Henry Selick – che ha co-diretto anche Nightmare Before Christmas assieme a un certo Tim Burton – mantiene inalterata la sua quota artistica e originale nel mare di film d'animazione a tinte pastello per bambini, anche se, dobbiamo ammetterlo, le storie stereotipate di balocchi e palline colorate sono ormai una minima parte delle proposte per l'infanzia. Al giorno d'oggi, ogni film pensato per i bambini è in realtà stratificato e godibile anche da un pubblico adulto, e quando questo non succede – vedi ad esempio Hotel Transilvania 3, di cui vi parlerò la prossima volta – stride come eccezione.
Henry Selick confeziona un film psichedelico e al contempo noir, addirittura orrorifico a tratti, che combina stop motion e stereo 3D – posso solo immaginare come sia stato vederlo al cinema – per raccontare la storia di una bambina di undici anni, Coraline, che si trasferisce con i genitori a Pink Palace, in un posto un po' fuori città.

Con il suo impermeabile giallo – sì, come quello di Greta –, Coraline, che si definisce "strega dell'acqua", inizia subito a perlustrare i dintorni della casa in un'atmosfera grimy, data dal grigiore di una giornata di pioggia. 

E incontra due nuovi amici: un gatto nero spelacchiato e un bambino eccentrico e un po' inquietante a cavallo di una bicicletta che pare rombare. È Wybie – diminutivo di Wyborn, why born... – nipote dell'anziana vicina di casa che in gioventù ha perduto la sorella, scomparsa improvvisamente.
Coraline ha due genitori, entrambi scrittori di libri e riviste sul giardinaggio, troppo impegnati per accorgersi del suo bisogno adolescenziale di attenzioni e stimoli, e viene spesso invitata ad occuparsi da sola di se stessa e soprattutto a non disturbare il loro lavoro. E credo che ogni genitore, anche il più presente, si riconosca in loro: quante volte abbiamo risposto con un vacuo «mmh mmh» ad una domanda insistente dei nostri figli, senza nemmeno capire davvero cosa volessero? Una leggerezza che diviene il fulcro su cui poggia la storia...

Coraline e la porta magica, un film di Henry Selick: la recensione
Coraline e la porta magica, un film d'animazione di Henry Selick: la recensione

Coraline e la porta magica

REGIA Henry Selick
SCENEGGIATURA Henry Selick
FOTOGRAFIA Pete Kozachik
MUSICHE Bruno Coulais, They Might Be Giants
DISTRIBUZIONE Universal Pictures
ANNO 2009 

DOPPIATORI ITALIANI
Eva Padoan, Francesca Fiorentini, Sergio Lucchetti, Gabriele Patriarca, Paolo Marchese, Angelo Nicotra, Lorenza Biella, Ludovica Modugno

Annoiata e trascurata dai genitori, esplorando la casa, Coraline scopre una porta magica nel soggiorno, chiusa a chiave e ricoperta con la carta da parati, col preciso intento di nasconderla.

Cosa cela quella porta? Apparentemente nulla, solo un muro di mattoni. Ma poi, una sera, risentita per le continue mancate attenzioni parentali, e soprattutto incuriosita, come solo i ragazzini in cerca di avventure sanno essere, apre la porta chiaramente magica e intravede un tunnel vibrante che pare fatto di gommapiuma colorata. Senza nemmeno porsi un ragionevole dubbio sul da farsi, lo attraversa e sbuca... nel suo soggiorno di casa! Si affaccia in cucina e vede sua madre – stranamente – intenta a cucinare, come raramente fa di solito. Con voce cinguettante la invita ad accomodarsi, pronta a gustare il suo piatto preferito. Ed è allora, quando glielo porge, che Caroline si accorge che sua madre ha un paio di bottoni neri cuciti al posto degli occhi. Una visione inquietante, se si pensa che in passato venivano posate sugli occhi dei defunti delle monete per agevolarne il trapasso. Inquietante anche se li si considera come i consueti occhi delle bambole di pezza...

Non voglio svelarvi di più di Coraline e la porta magica, un film che vi consiglio di scoprire e gustare colpo di scena dopo colpo di scena.

Da qui in poi la narrazione si fa onirica, psichedelica, burtoniana quanto basta per renderlo un film adatto ai bambini dagli otto anni in su, possibilmente insieme ai genitori – Emma lo ha visto due anni fa e ne è rimasta un po' turbata, mentre ora, che di anni ne ha appunto otto, lo ha rivisto con piacere, cogliendone alcuni dei messaggi. I colori tetri si alternano a sprazzi scintillanti ma mai glitterati, si tratta più di un gioco di luci e, soprattutto, ombre – date non solo dalla mancanza di luce, ma anche dalla pioggia, dalla nebbia, dall'atmosfera lugubre in genere.
Il gatto e Wybie giocheranno un importante ruolo nella storia e condurranno Coraline, novella Alice nel paese delle Meraviglie – grottesche –, alla scoperta della verità.
Il messaggio che domina su tutti è che non è tutto oro ciò che luccica – la famiglia del Mulino Bianco non esiste. La felicità immaginata è solo apparente, quella reale è altra cosa e non necessariamente è scevra di momenti difficili in cui pare allontanarsi irreversibilmente. Quanto siamo disposti a sacrificare per inseguire un miraggio? Siamo sicuri di volere ciò che desideriamo? Perché, a volte, i sogni possono celare incubi spaventosi e gli incubi, se si ha pazienza, acquistare splendidi colori e fiorire come un giardino. In altre parole, «facciamo attenzione a ciò che desideriamo»...





Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Un gruppo Facebook per gli oriundi della val di Sole

Un gruppo Facebook per gli oriundi della val di Sole

Un gruppo Facebook per gli oriundi della val di Sole

Lifestyle Di Lara Zavatteri. Oriundi di Mezzana e della Valle di Sole (Trentino): un gruppo Facebook per riunire gli oriundi della Val di Sole e chi è nato o ha parenti originari di Mezzana.

L'idea mi è venuta dopo aver visto che su Facebook mancava un gruppo dedicato non a chi in un luogo vive, ma a chi ci ha vissuto o ha i suoi avi che discendono da lì. Esistono molti gruppi dedicati a una determinata zona, una città, una borgata, un paese, ma solitamente si rivolgono appunto a chi in quel luogo vive stabilmente.
Da qui è nata la mia idea di creare su Facebook il gruppo Oriundi di Mezzana e della Valle di Sole (Trentino), un gruppo nato da poco che ha come obiettivo quello di riunire coloro che per l'appunto sono oriundi del paese di Mezzana oppure della Val di Sole, sia che abbiano vissuto qui in passato e ora risiedano altrove, sia che abbiano ancora parenti oppure che il loro albero genealogico, anche alla lontana, annoveri qualche avo residente appunto o a Mezzana o in Val di Sole.
Per ora il gruppo conta una quarantina di iscritti, per la maggior parte legati a Mezzana, e gli scopi sono molteplici.



Chi si iscrive al gruppo Facebook Oriundi di Mezzana e della Valle di Sole (Trentino) può postare immagini, testi, ricordi oppure solo commentare quelli degli altri o, ancora, imparare o ricordare il dialetto del luogo. 

La parlata dialettale del paese e della valle, infatti, per chi ha avuto qui i propri avi sarà sicuramente più ostica rispetto a chi magari ha vissuto in paese da bambino e un po' di dialetto lo mastica, per cui anche il gruppo può essere un modo per avvicinarsi alla parlata di Mezzana e della valle di Sole, con differenze tra i vari paesi che compongono la Val di Sole.
Soprattutto, il gruppo vuole far ritrovare le proprie radici a tutti coloro che, in maniera diversa, hanno un legame con questi luoghi e possono condividere con altri oriundi – è anche un modo per conoscersi – i propri ricordi.
Senza dimenticare che, come altri gruppi Facebook, iscriversi è un modo per cercare i propri conterranei, altri oriundi di Mezzana e della val di Sole, soprattutto per chi abita lontano, magari anche all'estero, e non sa molto sulla propria famiglia che abitava da quelle parti.

Oriundi di Mezzana e della Valle di Sole (Trentino), quindi, a differenza di altri gruppi, è pensato per chi ha sì un legame con il paese o la valle ma non ci vive più.

Oppure ha cambiato paese – anche chi da Mezzana si è trasferito in un altro borgo della valle –, insomma per chi, soprattutto a Mezzana, non risiede ma vuole mantenere viva la memoria.
In questi mesi di vita del gruppo ho avuto modo, quale fondatrice del gruppo stesso, di conoscere meglio alcune persone e di scoprirne di nuove, di scambiare immagini e curiosità e anche di far conoscere alcuni libri su Mezzana e la valle di Sole, tra cui il mio ultimo romanzo Aroma di caffè e profumo di fieno. Piccola storia di una casa nel Borghetto (Youcanprint), che parla appunto di una zona di Mezzana: il Borghetto. Anche tramite i libri, gli oriundi possono così mantenere vivo il rapporto con il luogo da cui provengono anche se, magari, non l'hanno mai visitato.


L'augurio è che sempre più persone conoscano il gruppo e partecipino attivamente, anche parlandone con amici e parenti o condividendo con chi non è oriundo, ma ha vissuto le sue estati in Val di Sole e conosce bene il posto, così da far crescere questa piccola comunità virtuale e, magari, un giorno conoscersi dal vivo. Proprio a Mezzana.


Lara Zavatteri

Lara Zavatteri
Classe 1980, vive e lavora nel paese di Mezzana in val di Sole (Trentino). Iscritta all'Ordine nell'elenco dei pubblicisti dal 2000, scrive articoli di cultura, ambiente e attualità locale. È anche blogger e autrice di libri.
Guardando le stelle,Un cane di nome GiulianoRisparmia Subito!Amici per sempreCuor di Corteccia, Sopravvissuti, Youcanprint.
Reset, Photocity.it.La strada di casa, Edizioni del Faro.
Agata. Come un funerale ti salva la vita, Youcanprint.
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